TITOLI DI CODA
Inviato da francesca il Bollettini il 21 giugno 2010
a S. per l’amicizia, la complicità e la franchezza
a An. e Hi. per le parentesi di arte
al rettore che col cattivo esempio mi ha ricordato perchè credo nella democrazie
a E. per quello che ha dato e quello che ha preso
ad An. per il tanto tempo passato insieme e per i viaggi
a B., J. e I. per la loro dedizione
ad As. per il futuro brillante che la aspetta
a Du. per avermi mostrato la potenza delle donne
a Re. per la sua determinazione
alle montagne per avermi fatto sentire a casa
a Ka. per aver trovato il modo di essermi vicina anche a distanza
ai miei: senza di loro niente di tutto questo sarebbe possibile
a Ka. al suo sorriso e al suo modo speciale di aprirti il mondo
a Ha. compagno speciale di domino e al suo pick-up
agli studenti che mi hanno dato la forza e la motivazione per continuare
ad A. e H. per avermi fatto capire che qui gli uomini hanno bisogno di fare tanta strada
a J. per le prediche, le chiacchiere e il sarcasmo
a Ch. per le lunghe chiacchiere da femmine
a Ka. per i sogni che diventano realtà
a nonna per la pazienza attiva
a Su. per essere da sempre lo specchio costante di emozioni e pensieri
a G. Sa. e Pe. per aver creduto per tanti anni nelle mie possibilità
agli amici di sempre che sempre mi sopportano
a Be., Ro., Ai., Mi. per aver fatto casetta appena arrivata ad Erbil
a Ha. per la sua integrità
a Br. per il cuore d’oro
a Me. e Mu. per la spontaneità dell’accoglienza e l’amicizia
a Di. per l’inidipendenza e l’amore per la libertà
a Ch. per le birre e le storie di donne
ad An., Ak., Al., e D. per le cene del venerdì
ai venditori di ghiaccio per la strada per ricordarmi del tempo che passa
a Li. che quando c’è, c’è
a me per aver accettato la sfida e deciso di non mollare
Exeunt
Inviato da francesca il Bollettini il 12 giugno 2010
Non mi piacciono i commiati, ma gli incompiuti non mi fanno stare bene.
Con la casa da vuotare e la valigia da preparare, avevo bisogno di una soluzione che non fosse sinonimo di malinconia – è così che ho deciso di vendere tutto quello che ho accumulato in questi due anni – piatti, tazze, bicchieri, lucette dell’albero di natale e una capra di plasica coperta di vero pelo – e dare il ricavato in beneficenza. Per la vendita ho organizzato una festa ieri sera che si è trasformata in una serata meravigliosa, un piccolo evento. Abbiamo battuto all’asta i pezzi in vendita – S. K. e E. Hanno fatto un lavoro eccezionale: ci siamo fatti un sacco di risate e lo spirito del “chi offre di più” ha contagiato tutti. All’inizio della serata, il direttore del Centro per i bambini autistici, a cui abbiamo donato i soldi, ci ha detto che il ricavato sarebbe stato destinato all’acquisto della moquette per le aule e al finanziamento delle lezioni di musica per uno dei bambini (una novità assoluta in Kurdistan). La bella serata, il vino e la buona causa hanno scaldato l’atmosfera e siamo riusciti a raccogliere 2000 dollari, il doppio di quanto il direttore del centro ci aveva chiesto e molto più di quanto io potessi sperare. La festa è andata avanti fino a mattina. Io quatta quatta sono sgattaiolata via e sono andata a dormire – la musica, le chiacchiere e le risate mi hanno fatto addormentare col sorriso. Ieri sera S. mi ha detto che c’era la sensazione della fine di un’era (e che questa è una cosa bella perchè vuol dire che c’è stata un’era da ricordare). Stamattina N. ancora mezzo addormentato mi ha detto la stessa cosa – N. e S. non si erano parlati, ma hanno usato le stesse parole: questa cosa mi ha fatto sorridere, forse sarà vero!
Di ritorno verso casa questa mattina dopo una colazione al mercato vecchio, chiedevo a S. come si concludono i testi teatrali in inglese – se ci fosse un equivalente del nostro “sipario” – e lui mi ha ricordato che tutte le opere di Shakespeare si concludono con “Exeunt” e i personaggi escono di scena.
Questi due anni sono stati pieni di sorrisi e piccoli drammi, di intrighi e tante storie. Quindi ho deciso di non curarmi del rischio di suonare un po’ pomposa e di chiedere aiuto a Shakespeare per far calare il sipario su queste molte settimane di bollettini.
Exeunt.
storie
Inviato da francesca il Bollettini il 6 giugno 2010
Vivo di storie. Di storie vissute o inventate, di storie immaginarie e immaginate. Di storie da raccontare, di storie da ascoltare.
E ci sono le storie dei progetti possibili e delle memorie condivise, delle avventure indimenticabili e di quello che si racconta sperando che il racconto possa aiutare a dimenticare.
E ci sono le storie che aiutano a capire quello che pensi, a che punto sei e dove stai andando. E ci sono le storie che pretendono di spiegare e confondono le idee.
Raccontare storie è un modo di rendere speciale il quotidiano, di dare valore alle piccole cose, di focalizzare l’attenzione sui dettagli che rischiano di passare inosservati.
Divido la passione per le storie con un amore del passato ed alcuni amici del presente. Gli ultimi mesi hanno portato sulla mia strada l’incontro con fotografi e giornalisti e l’interesse comune per il raccontare e il vivere quello che si racconta ci ha avvicinato e ci ha consentito di condividere sensazioni profonde. É la curiosità, l’adrenalina, il senso del limite, la sfida dell’ignoto. E si raccolgono i dettagli, si cerca la parola giusta che possa trasmettere gli odori e le sensazioni di paesi ed eventi atrimenti remoti. E poi su un bicchiere di vino si discute del perchè, della ragione della direzione che si è scelta, dei dubbi del presente e delle avventure per il futuro.
la luna piena - Buon compleanno S.!
Inviato da francesca il Bollettini il 30 maggio 2010
Una notte di luna piena
Un cielo di stelle e pensieri leggeri
Un amico che compie trent’anni
Una valle profonda che ha visto troppe guerre
Il tetto di un ospedale da campo
L’immagine lontana di ribelli che combattono per la libertà
Tre giornalisti sognano la guerra
Un fotografo spera di esplorare il mondo
Un seitar suona malinconie persiane
Un banchetto di amicizia e semplicità
Il profumo della carne alla brace
L’aroma dell’arak che l’accompagna
Una coperta e un tappeto per dormire
Le stelle disegnano improbabili costellazioni
E intanto la luna attraversa il cielo
giornata internazionale della libertà accademica
Inviato da francesca il Bollettini il 20 maggio 2010
Oggi si celebra la giornata internazionale della libertà accademica. Tre settimane fa ho chiesto il permesso di organizzare all’università un seminario di discussione sulla libertà di espressione. Molti dei miei amici qui sono giornalisti, alcuni lavorano con organizzazioni non governative che formano e sostengono la stampa locale – pensavo ad un dibattito pubblico in cui la questione della libertà accademica potesse essere discussa nel quadro più generale della libertà di espressione. Alla prima richiesta non ho avuto risposta. Due settimane più tardi ho mandato una richiesta più dettagliata sui temi e l’organizzazione del dibattito. A questa richiesta è arrivata una risposta di una riga chiaramente indispettita: il permesso non è concesso. Non mi aspettavo certo un caloroso supporto dall’amministrazione dell’università, ma il gelo della risposta mi ha dato molto da pensare. Lì per lì ho pensato che fosse un’altra delle battaglie perse di questo anno assurdo di scontri e tensioni – l’idea mi ha fatto sentire impotente e mi ha riempito di amarezza.
Due giorni dopo essermi visto negato il permesso per organizzare il mio seminario, un giovane giornalista curdo è stato rapito e trovato morto pochi giorni più tardi. Nessuno conosce la ragione, ma tutti sanno che molto probabilmente l’omicidio è legato al fatto che S. ha scritto più di una parola di troppo sulla principale famiglia al potere.
Pensato in questa prospettiva il mio piccolo seminario era evidetemente andato a toccare più di un nervo scoperto. Strano come servano sempre le evidenze per capire quello che si sa già – il problema è ovviamente più ampio e l’università è solo la punta di un grande iceberg. Mah. Brutta sensazione, non mi piace di sentirmi così. Allora mi sono messa a pensare e mi è tornata in mente una conversazione avuta con K. poco tempo prima in cui lui mi ha chiesto di promettergli di guardare di nuovo il film su Gandhi.
Ecco la risposta. Forse non si potrà discutere di libertà di espressione, ma la resisteza pacifica ha mille forme e si possono trovare modi alternativi per non sentirsi impotenti e non tenere la bocca chiusa. E così ho organizzato all’università una proiezione del film su Ganndhi con i miei studenti – sanno del permesso che mi era stato negato e, ieri mattina, prima dell’inizio del film li ho visti ghignare soddisfatti della possibilità che se anche si perdono gli scontri diretti, Gandhi ci insegna che ci sono sempre modi per non lasciarsi piegare da sistemi di potere oppressivi (qualsiasi sia la loro dimensione!)