Archivio per maggio, 2009

colpi di sole, 21 maggio 2009

Buongiorno

J. e S. sono due amici di Erbil che tornati dal Canada hanno aperto una ONG che si dedica alla ricostruzione della società civile. Ieri hanno portato Susanna e me a vedere uno dei loro progetti ad Alqush nella provincia di Ninive, nel territorio conteso fra Iraq e Governo Regionale del Kurdistan. La loro associazione ha messo su dal nulla un centro di formazione professionale per 54 ragazzi rifugiati da Mosul e Baghdad dai 18 ai 30 anni. Le ragazze imparano a fare le sarte, le parruchiere e piccoli lavori di artigianato. I ragazzi hanno un laboratorio di falegnameria e uno di lavorazione dell’alluminio. Dopo la fase di formazione professionale, il progetto prevede un corso di introduzione alle nozioni di management e amministrazione necessarie a portare a portare avanti una piccola attività. Alla fine del percorso, ai migliori dieci studenti viene offerto un micro-credito per un anno senza interessi che possa consentire loro di aprire un laboratorio e cominciare a lavorare.

Le lezioni del progetto si tengono nel pomeriggio, Alqush è ad un paio d’ore di macchina da Erbil – la partenza a mezzogiorno ci ha trovato in giro nel mezzo di una giornata bollente. S. e J. Fanno su e giù tutti i giorni per la supervisione del progetto e per strada ci hanno raccontato tutti i dettagli dell’organizzazione e le difficoltà di mettere insieme il progetto. È dura da immaginare la portata della macchina che hanno messo in moto. Con un finanziamento relativamente piccolo dalla cooperazione americana sono davvero riusciti a fare un miracolo. I laboratori si svolgono nei locali dalla chiesa caldea – i ragazzi che parteciapano al corso sono tutti cristiani fuggiti dalle tesioni religiose. C’è una micro “caffetteria” sotto un grande pino e i laboratori professionali sono forniti di tutti i macchinari necessari: dalle macchine da cucire alle pialle alle macchine che piegano l’alluminio. I ragazzi della falegnameria hanno costruito i tavoli che le ragazze usano sia nella sartoria che nel laboratorio di artigianato. Dal workshop di alluminio sono venuti fuori cassettiere e armadi dove gli altri gruppi conservano il materiale e gli specchi – che in Europa sarebbero di supertendenza – per il “centro estetico”. È tutto costruito con poco, ma davvero non manca nulla.

Susanna e io abbiamo ricevuto un’accoglienza calorosissima e chiaramente non siamo ritornate a mani vuote. Abbiamo fatto il giro di tutti i laboratori e, a parte la frustrazione della lingua – abbiamo avuto la possibilità di un incontro davvero speciale. L’odore di trucioli e testosterone del laboratorio di falegnameria si è combinato a grandi sorrisi e una serie di fotografie sul divano appena completato e il tentativo di J. e Susanna di rifinire con la pialla uno dei letti in costruzione. Dal laboratorio di artigianato siamo uscite con delle trecce portafortuna di rafia e pasta di pane. Le ragazze della sartoria hanno regalato a Susanna una gonna che sembra fatta su misura. E io sono tornata a casa bionda! Per scherzare S. ha detto alle ragazze del salone di bellezza che avrei offerto la mia testa per fare da modella… ovviamente l’hanno preso sul serio! Quando le ragazze hanno scoperto che Susanna è una danzatrice hanno insistito talmente tanto che alla fine ha ceduto, si è tolta le scarpe e in uno spazio minuscolo ha improvvisato una microperformace: le ragazze, cellulari in pugno per non perdere neanche un secondo di registrazione, sono state felicissime! L’hanno immediatamente circondata e riempita di domande; pensavo che questo fosse un diversivo sufficiente alla loro attenzione, ma in men che non si dica è stato il mio turno ad essere seduta e circondata dall’istruttrice e tutte le apprendiste per decidere cosa fare della mia testa. Ci siamo accordate sui colpi di sole – pochi e piccoli, credevo di essere riuscita a comunicare … solo nell’ascensore di casa ho scoperto che invece sono molti e diffusi e tipo biondo svedese…

J. e Susanna sono andate a conoscere il vescovo caldeo del distretto appena tornato da Roma. Io sono rimasta nel salone di bellezza, con grandi sorrisi e senza una lingua in comune. Le ragazze hanno cominciato a farmi milioni di domande lunghissime costruite intorno ad un’unica parola inglese… in un modo o nell’altro e fra risate sonore siamo riuscite a comunicare. Una ragazza mi ha strofinato il poslo per vedere se il tatuaggio andasse via – un’altra, mi ha immortalato con la testa coperta di carta stagnola puntandomi un cellulare che aveva come screensaver la foto del Sacro Cuore di Gesù…

Siamo tornate a casa stanche e felici, birra e narghile in terrazzo ad interrogarci sul senso della misura delle cose – la possibilità di condividere questi momenti con Susanna li rende per me ancora più preziosi e distrae la mia attenzione su cose più importanti rispetto alla domada scema che rimane costante nel retro dei miei pensieri… cosa si prova ad essere bionda in Iraq?

A giovedì prossimo

Un abbraccio

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Bakherbe, 14 Maggio 2009

Buongiorno

L’aria fresca della mattina presto e quella della sera scandiscono le giornate che cominciano e finiscono sulla terrazza della cucina, con il caffè appena sveglia e una birra al tramonto.

Dopo il picco di stanchezza della scorsa settimana sono per fortuna in fase di recupero – Susanna arriva domenica e l’attesa funziona decisamente da iniezione di energia. Sono contenta e curiosa allo stesso tempo: penso che la sua presenza qui darà un “senso di realtà” a questa parte della mia vita, visto che potrà creare una specie di ponte fra qui e lì. Sono curiosa delle sue impressioni e di quello che questo posto potrà dirle. Non vedo l’ora!

Bakherbe in curdo significa “benvenuto” – è la parola dell’ospitalità e dell’apertura all’altro. Qui come altrove, l’ospite è sacro; la generosità con cui la gente sa e può accoglierti da queste parti è davvero toccante: spontanea, profonda, senza condizioni. C’è un modo di aprire le braccia col sorriso che ti arriva dritto al cuore. Quello che non finisce di sorprendermi e che per quanto sforzo faccia non riesco assoluamente a capire è come tutto questo possa convivere con una brutalità quasi inumana che è tanto diffusa e scontata quanto lo è questa profondissima generosità.

Ci sono momenti in cui mi rendo conto che mi mancano il strumenti per affrontare questa contraddizione lacerante; mi sento paralizzata da un fiume di odio e di amore per questo posto che non riesco a razionalizzare. Quando uno dei tuoi studenti ti racconta, con una leggerezza che maschera un dolore infinito, che è fortunato perchè due volte si è trovato in mezzo ad un attacco suicida, tutte e due le volte è stato ferito, tutte e due le volte è sopravvissuto: una delle due perchè il suo corpo è finito sotto la montagna di quelli che sono stati uccisi. Quando una delle tue studentesse dice che se mai dovesse tradire il marito e dovesse essere scoperta sarebbe uccisa e che in fondo non c’è niente di sorprendente perchè queste sono le regole del gioco. Quando un tuo amico è denunciato alla polizia per immoralità perchè fra i suoi amici ci sono anche delle donne e tu sei co-responsabile perchè sei stata a cena a casa sua.

Non capisco. E l’idea che non c’è niente da capire, che lo sforzo razionale consente così poco, a momenti mi manda fuori di testa. Ci sono momenti che mi sento il cuore pesante come una pietra e sembra che le contraddizioni di questo posto pesino una dopo l’altra sulla mia capacità di respirare. Eppure più passano le settimane, più passano i mesi e più mi rendo conto che per me non è ancora arrivato il momento di andar via. Mi sento in qualche modo stregata da questo posto. La durezza e l’incommensurabilità di queste storie, delle meraviglie e delle follie di questo paese, mi stanno facendo crescere: è come se il confronto quotidiano con la “vita nuda” mi stia ancorando al suolo. Non sto smettendo di sognare, ma mi sembra che sto imparando – giorno dopo giorno – a ricordarmi di tenere i piedi ben piantati per terra.

Un abbraccio

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Passaggi, 7 maggio 2009

Buongiorno

Stamattina sembra più difficile andare in cerca delle parole. È un momento di poco sonno e molti passaggi, di un po’ di stanchezza e transizione verso la fine del semestre, la definizione di quello che sarà il prossimo anno, il pensiero delle vacanze…

È anche il momento di un nuovo cambio di stagione, i campi di fronte casa mia sono sempre meno verdi – sicuramente la mancanza di vento degli ultimi giorni in combinazione con una delle peggiori tempeste di sabbia da quando sono arrivata non hanno aiutato. Le chiazze di verde brillante della primavera stanno lasciando il posto alla sabbia di quando sono arrivata.

Quando l’aria è pulita, i tramonti sono bellissimi e i balconi, le terrazze e i tetti diventano il posto migliore dove godere il freschetto della sera. Inbal ha scoperto i limoni di Bassora, limoni seccati al sole con cui si fa un te buonissimo, un aroma dolce-amaro che da il sapore a questo momento di transizione.

Per oggi mi fermo qui. Ho bisogno di ricaricare energie pensieri e parole.

Fino al prossimo giovedì

Un grande abbraccio

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