Archivio per luglio, 2009

ULTIMO BOLLETTINO DEL PRIMO CICLO, 9 luglio 2009

Buongiorno

Domani torno in Italia e con il bollettino di oggi si chiude il ”primo ciclo” di racconti con l’idea e l’intenzione di ricominciare a settembre al ritorno ad Erbil.

Lo zaino è ancora da fare e le sensazioni sono mescolate: una gran voglia di casa combinata con lo strano sapore che lasciano le parentesi che si chiudono. Da settembre comincia un anno nuovo e molte delle persone con cui ho condiviso emozioni esperienze e alti e bassi non saranno qui al mio ritorno. A quanto pare è normale che le zone post-conflitto siano aree di transito dove la gente arriva si ferma per un po’ e poi continua per altre destinazioni. Chi sceglie il lungo periodo si trova a fare i conti con un via vai continuo con nuove persone da cercare e incontrare e un certo fatalismo ripetto al fatto che i nuovi amici in partenza si incontreranno di nuovo, chissà dove chissà quando ma ci si ritroverà.

Nell’ultima settimana non ho mai nè pranzato nè cenato a casa: c’è sempre qualcuno da salutare – come se la partenza fosse garantita e il ritorno chissà, se Dio vuole, Inshallah.

Non ho gran voglia di fare bilanci, ma so che sono cambiata, sento che molti dei miei angoli cominciano a smussarsi e che sto imparando il valore della pazienza e della lentezza. Sento che i miei piedi sono più solidi e piantati e mi sento più serena rispetto al “moralismo” delle mie scelte.

E adesso ho voglia di cielo azzurro e aria pulita, ho bisogno di ricaricare le batterie e di godere della semplicità del rapporto con le cose che si conoscono, senza quel senso costante di allerta che ti fa tenere gli occhi aperti, ponderare ogni gesto, analizzare ogni parola.

Spero di riuscire a mettere in pratica la serenità con cui mi sento di poter accettare il fatto che la mia vita è adesso composta da queste due facce che probabilmente non ci concilieranno mai, ma che dovranno poter vivere fianco a fianco in una modalità di giocosa dialettica e reciproca accettazione.

I pensieri di oggi sono un po’ sconclusionati, ma mi sento con un piede da una parte e uno dall’altra.

Auguro a tutti una buona estate e se ci sarà qualcuno che a settembre avrà ancora volgia di leggere tornerò con la seconda serie di bollettini curdi.

Un abbraccio

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le donne, 3 luglio 2009

Buongiorno

La settimana passata è stata piena di momenti intensi, con l’arrivo dell’estate ci sono parentesi che si chiudono e altre che si aprono e tante emozioni che si intrecciano.

Mercoledì sono stata ad Alqosh per la consegna dei diplomi ai partecipanti al corso vocazionale che ero andata a visitare quando Susanna era qui ad Erbil – ne avevo scritto nel bollettino di qualche settimana fa, quando sono diventata bionda! È stata un’esperienza davvero toccante. La situazione di Alqosh è sempre un po’ tesa – la cittadina in sè è tranquilla, ma il fatto che si trovi nella zona contesa fra il Governo Regionale Curdo e quello Iracheno, la vicinanza con Mosul e il gran numero di rifugiati rende le cose piuttosto complicate. Ad Alqosh non si entra senza invito e i non residenti non sono autorizzati a passare la notte in città, l’atmosfera è sempre un po’ in bilico e a quanto pare è raro che si sia qualcosa di positivo da celebrare. È in questo contesto che la cerimonia dei diplomi è diventata un momento speciale per la comunità: c’erano più o meno 250 persone, le famiglie dei partecipanti, il vescovo, le autorità – tutti nei loro vestiti migliori: un grande sfoggio di scarpe a punta, tacchi impossibili e addirittura una spalla scoperta che ha suscitato l’approvazione rumorosa del pubblico! J. e S., gli organizzatori del corso, sono davvero speciali: hanno programmato la cerimonia nel minimo dettaglio, dando valore ad ogni piccolo gesto per sottolineare l’importanza di quello che gli studenti hanno raggiunto in relazione alla possibilità di tornare a sperare in un futuro migliore. J. è una donna incredibile: una combinazione potente di determinazione, anticonformismo e semplicità. Ha gli occhi blu e un sorriso coinvolgente. È una delle più stimate attiviste del movimento curdo per la promozione dei diritti delle donne ed è una delle 100 persone invitate a far parte dell’assemblea nazionale prima che il parlamento iracheno fosse ricostituito con le elezioni. Quando è stato il suo turno nella consegna dei diplomi, ha abbracciato ogni singolo candidato – incurante del fatto che fosse maschio o femmina – suscitando un mormorio di felice stupore da parte del pubblico.

Di donne aperte e sicure di sè come J. non ce ne sono moltissime. L’universo femminile sicuramente non è pubblico e a volte dà l’impressione di essere quasi impenetrabile. La dimensione privata è potente e disinibita, difficile da avvicinare e accessibile solo se e quando si è invitate a farne parte.

Ieri pomeriggio c’è stata la festa di addio “per sole ragazze” di una delle mie studentesse, che dopo sette anni di esitazioni ha finalmente deciso di sposarsi - il futuro marito vive in Europa, quindi il matrimonio coincide con la partenza. Essere invitata a condividere un momento così intimo e speciale è stato per me un gran privilegio ed è stato davvero speciale poter incontrare queste giovani donne al di là della formalità che i reciproci ruoli impongono nelle interazioni quoditidiane all’università. È stato un pomerggio bellissimo di chiacchiere, risate, danze e milioni di fotografie che è volato via senza che ce ne rendessimo conto. Sono arrivate tutte elegantissime, tre di loro indossavano il vestito tradizionale curdo, con tacchi strepitosi, trucco a riporto e quantità di ori da competizione. I gilet di paillettes che sono una parte immancabile del vestito hanno fatto da luci strobiscopiche in accompagnamento alle danze! È stato bello e sorprendente vederle con la testa scoperta, osservare le differenze nel portamento, nelle espressioni e la sottigliezza dei gesti con cui le mani si relazionano ai capelli. Il momento topico del pomeriggio è stato l’arrivo di P. (la festeggiata), in ritardo come suo solito. Questa volta la scusa ufficiale ha funzionato: è arrivata vestita da sposa per farsi vedere, abbracciare, fotografare dalle sue migliori amiche che non saranno con lei il giorno del suo matrimonio. Il suo arrivo è stato un momento surreale, non immaginavo arrivasse vestita da sposa (con tanto di trucco e gioielli) e non mi era mai capitato di pensare che il vestito si potesse indossare (fuori dalla sartoria) prima del giorno del matrimonio. Alla fine della serata, con la stessa naturalezza con cui è arrivata vestita di bianco, P. si è cambiata, ha ripiegato il vestito e se lo è portato via in una busta della spesa.

Un abbraccio

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