Ho cominciato da qulache settimana a prendere lezioni di curdo. Il tentativo dell’inizio dell’anno scorso era fallito miseramente e nel tempo ero riuscita soltanto a raccogliere parole casuali qui e lì. Alla difficoltà delle comunicazioni quotidiane, nel tempo si è aggiunta la frustrazione di non riuscire a capire fino in fondo questo posto perchè non ne conosco la lingua.
Ho cominciato a chiedere un po’ in giro e finalmente ho trovato un maestro. É uno studente di linguistica e viene da una famiglia super-conservatrice e da quando ci conosciamo non mi ha mai stretto la mano; siamo arrivati alla quinta lezione e ci stiamo divertendo un sacco.
Ci accomuna una grande passione per la grammatica e quindi non perdo mezza occasione per fargli milioni di domande per capire come funziona la lingua, la struttura delle parole, la sintassi… Una delle mie parole preferite è ormai “bo?” che significa “perchè?”. Mi sento in una fase a metà fra una bambina di tre anni che scopre il mondo e una di sei che impara a descriverlo “incidiendo” lettera per letttera le parole su un quaderno a quadretti – ecco, quella sono io quando facciamo il dettato!
Le mie inibizioni, gli errori da principiante e il perfezionismo mi fanno pensare che ci vorrà un bel po’ di tempo prima che riesca a formulare un’intera frase in pubblico. L’altro B. giorno mi ha chiesto di tradurre una frase da un libro – ho guardato le parole, le conoscevo tutte e quindi con grande orgoglio pian piano ho detto: “…suo… fratello… è… una…. ragazza!” B. mi ha guardato incredulo ed è scoppiato in una risata incontenibile. Io ero troppo fiera di aver riconosciuto tutte le parole per rendermi immediatamente conto di quello che stessi dicendo. Appena mi sono accorta, ho cominciato a ridere per l’imbarazzo (non è la cosa più appropriata da dire ad un membro della fratellanza islamica!) e ci è voluto un po’ perchè tutti e due smettessimo di ridere e ritrovassimo la concentrazione. Per la cronaca, la traduzione corretta era “questo è il fratello della ragazza”!
Una delle scoperte più belle è sicuramente legata al fatto che attraverso la lingua sto capendo molto della cultura e della mentalità di questo posto. La settimana scorsa studiavamo i verbi fraseologici e mi spiegava la differenza nella costruzione dei tempi dei verbi. É stato davvero un momento di illuminazione – presente e futuro si declinano allo stesso modo, non c’e’ distinzione. La spiegazione è semplicissima (eppure drammaticamente profonda): per i curdi il presente É il futuro.