giornata internazionale della libertà accademica


Oggi si celebra la giornata internazionale della libertà accademica. Tre settimane fa ho chiesto il permesso di organizzare all’università un seminario di discussione sulla libertà di espressione. Molti dei miei amici qui sono giornalisti, alcuni lavorano con organizzazioni non governative che formano e sostengono la stampa locale – pensavo ad un dibattito pubblico in cui la questione della libertà accademica potesse essere discussa nel quadro più generale della libertà di espressione. Alla prima richiesta non ho avuto risposta. Due settimane più tardi ho mandato una richiesta più dettagliata sui temi e l’organizzazione del dibattito. A questa richiesta è arrivata una risposta di una riga chiaramente indispettita: il permesso non è concesso. Non mi aspettavo certo un caloroso supporto dall’amministrazione dell’università, ma il gelo della risposta mi ha dato molto da pensare. Lì per lì ho pensato che fosse un’altra delle battaglie perse di questo anno assurdo di scontri e tensioni – l’idea mi ha fatto sentire impotente e mi ha riempito di amarezza.

Due giorni dopo essermi visto negato il permesso per organizzare il mio seminario, un giovane giornalista curdo è stato rapito e trovato morto pochi giorni più tardi. Nessuno conosce la ragione, ma tutti sanno che molto probabilmente l’omicidio è legato al fatto che S. ha scritto più di una parola di troppo sulla principale famiglia al potere.

Pensato in questa prospettiva il mio piccolo seminario era evidetemente andato a toccare più di un nervo scoperto. Strano come servano sempre le evidenze per capire quello che si sa già – il problema è ovviamente più ampio e l’università è solo la punta di un grande iceberg. Mah. Brutta sensazione, non mi piace di sentirmi così. Allora mi sono messa a pensare e mi è tornata in mente una conversazione avuta con K. poco tempo prima in cui lui mi ha chiesto di promettergli di guardare di nuovo il film su Gandhi.

Ecco la risposta. Forse non si potrà discutere di libertà di espressione, ma la resisteza pacifica ha mille forme e si possono trovare modi alternativi per non sentirsi impotenti e non tenere la bocca chiusa. E così ho organizzato all’università una proiezione del film su Ganndhi con i miei studenti – sanno del permesso che mi era stato negato e, ieri mattina, prima dell’inizio del film li ho visti ghignare soddisfatti della possibilità che se anche si perdono gli scontri diretti, Gandhi ci insegna che ci sono sempre modi per non lasciarsi piegare da sistemi di potere oppressivi (qualsiasi sia la loro dimensione!)


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